martedì 11 marzo 2008

Fuochi nella notte

...É il titolo di un racconto che vi proponiamo qui sul nostro blog, una storia che non è presente sulle pagine di Talkink.
Grazie a questo "luogo" nell'ipersapazio, infatti, sarà possibile "ospitare" i nostri scritti e immagini, o quelli inviatici, che ci sono particolarmente piaciuti ma non è stato possibile pubblicare.
In questo modo avremo la possibilità di un maggiore confronto diretto con i lettori, che prende vita e forma anche fuori dalle pagine stampate della rivista. Affinché gli spunti e le riflessioni che desideriamo suggerirvi ogni mese, non rimangano qualcosa di immutato nell'arco dei 30 giorni, ma siano "forme in movimento", un continuo stimolo al confronto e alla creatività, all'interno di un "Virtual Bar", in cui incontrarsi tra amici.




Fuochi nella notte

"Ci fotte la guerra che armi non ha
ci fotte la pace che manca qua e là
ci fottono i preti, i pope, i mullah
l'Onu, la Nato, la civiltà"
Giovanni Lindo Ferretti

"Because it's not my home it's their
and I'm not welcome no more"
Stephen Morrisey


Questa lettera è immaginata, non è riconducibile a persone realmente esistite, e sebbene ambientata in un luogo esistente e relativo a un fatto di storia - cronaca, non è stata scritta da nessuno dei caduti nell'attentato che costò la vita a molti italiani in missione.

Nassiriya, 12 novembre 2003

Cara Ilaria,
sono di nuovo qui sulla mia branda a scriverti. Tra qualche giorno potrò riabbracciarti. Non sai quanto, in queste notti, io abbia sognato gli arabeschi sottili dei tuoi capelli, l'azzurro infinito dei tuoi occhi. Qui nessuna ha degli occhi belli come i tuoi. Mi manchi. Mi manchi quando sono di guardia, la notte. Mi manchi di giorno, nei lunghi percorsi della jeep.
Ora lo stereo comune sta suonando il cd con la nostra canzone. È Lou Reed, ricordi? La suonavano in quel pub, la prima volta che ti ho vista. Eri deliziosa con la tua Guinness in mano vicino al bancone e avrei giurato che gli sguardi di tutta la sala non fossero che per te.
Finalmente ti sposerò. Aspetta ancora qualche giorno e sarò lì. Ci sposeremo sul mare, quel mare che non vedo da settimane ed era così familiare. Quel mare dove, in estate, siamo andati tante volte, chitarra e falò sulla spiaggia e vodka liscia in angurie vuote.
Avremo i soldi, finalmente, per realizzare i nostri sogni d'amore. Per una casetta, al tuo paese, e qualche piccolo lusso. Una Vespa, per esempio, con cui portarti al mare e guardare di nuovo, a lungo, nei tuoi occhioni blu.
Ma qui vedo solo marroni. Tutte le tonalità che assumono la sabbia e la terra del deserto. Odio la sabbia, quella cosa sottile che ci finisce negli occhi, quando si leva il vento caldo. Odio il vento caldo, il nostro scirocco non è così umido, non così appiccicoso. Odio il freddo della notte, quando la temperatura scende e tu non sei qui a scaldarmi il cuore.
Qui la gente ci guarda con sospetto. Non lo capivo, all'inizio. Poi, ho cominciato a comprendere. Prima pensavo: "Ma perché ci trattano come fossimo occupanti, e siamo venuti a portar loro pace e libertà?". Per un periodo, ho creduto che loro volessero davvero sottostare a un despota. Invece, è vero, siamo degli occupanti. Siamo noi ad imporgli la nostra presenza. Forse i despoti siamo noi, allora… Non riescono a scindere noi italiani dagli americani, per loro tutti gli occidentali sono il male. E, per certi versi, non hanno tutti i torti. Si sta combattendo una guerra per il petrolio, mentre loro, a causa del conflitto, diventano sempre più poveri. Sono qui perché i soldi ci servono, lì da noi è difficile trovare lavoro. Ma sono arrivato al punto di pensare che ogni popolo dovrebbe fare un suo corso senza agenti esterni. Ho visto cose orrende là fuori, per le strade. Cose che non ti racconterò.
Siamo venuti qui a dare una mano, ma loro non ci vogliono. Ed è un punto di vista condivisibile. Non vedo l'ora di tornare anche per questo. Non possiamo far molto qui per la popolazione. O possiamo fare pochissimo. Eppure, è tanto bello il sorriso dei bambini, quegli sguardi riconoscenti quando portiamo loro acqua e latte e pane e medicine. Questo mi ripaga realmente degli sforzi che facciamo ogni giorno. E penso ai figli che avremo e vorrei che ne adottassimo uno di qui, qualcuno che ha perduto tutta la famiglia in questa guerra.
Potremo mantenere i nostri figli, quando tornerò. Qui mi danno tanti soldi, mi stanno ripagando la vita che potrei perdere. Ma è meglio non pensare a questo, qualche giorno ancora e sarò da te.
Qualche giorno ancora.
Aspettami, come mi hai aspettato in questi mesi.
Dai un bacio alla mamma, rincuorala, che manca poco.
Manca poc


Racconto di Angela Leucci, autrice del libro "Nani, Ballerine e altre Suggestioni", disponibile al link: http://www.lulu.com/content/1908227
Illustrazione di Maria Lucia Amato.

1 commento:

Maurizio Cecconi ha detto...

Un' epistola d'addio a Giovanni Lindo Ferretti.